L’attuale casa di riposo è sorta come Ospedale civile, grazie al lascito della signora Cecilia Caccia Del Negro che nel suo testamento decise di assegnare parte del suo patrimonio a quello scopo. Tale istituzione fu fondata nel 1640, ma fu dichiarata Ente Morale solo nel 1873.
Il suo nucleo è situato sull’area e nelle strutture dell’Antico Monastero francescano.
L’Ospedale funzionò tra alterne vicende dal 1640 fino al 1970 circa, anche se le mutate condizioni sociali, civili e politiche, nel corso di più di tre secoli, hanno condizionato fortemente l’identità dell’Ente stesso.

Classificato “Infermeria per acuti” nel 1938, poté disporre fino al 1943 di un reparto di medicina, un piccolo reparto di maternità, un poliambulatorio utilizzato dai medici che prestavano servizio nel territorio del comune, attrezzature per piccoli interventi e per terapie fisiche. Già nel 1943 si abbatté sull’Ente la scure della razionalizzazione, non denominata in quel modo, ma i cui presupposti trasformarono nel tempo l’Ospedale in un luogo per “anziani cronici”.
Nell’estate del 1953 venne allestito un reparto sanatoriale che ebbe rapido sviluppo a scapito dei reparti di medicina e maternità che, nonostante la mancata convenzione con l’INAM (Istituto Nazionale di Assicurazione contro le malattie, meglio conosciuto come “mutua”) continuarono ad erogare prestazioni fino al 1967.

Dalla fine degli anni ’60 l’Ospedale di Gandino rimase con un reparto sanatoriale e con un “ricovero per anziani“. La lotta antitubercolare diede nel contempo i suoi frutti (con un centro di Riabilitazione diretto dal dott. Fumagalli, sul tipo delle strutture di Sondalo e Groppino) tanto che il numero di ammalati si andò riducendo e si rese necessaria una trasformazione dell’attività sanitaria in essere.
Per adeguarsi alle nuove direttive regionali degli anni ’70 è passata alla denominazione di Infermeria e quindi Casa di Riposo.
Numerose traversie politiche e burocratiche dal 1971 ai giorni nostri hanno evidenziato come i mutamenti delle abitudini di vita e dei costumi della popolazione, nonché l’aumento incontrollato della spesa pubblica, abbiano inciso in passato, non meno di oggi, sulla pianificazione degli interventi in campo sanitario e sociale. Ciononostante la figura dell’ “anziano” ha sempre occupato un posto di rilievo all’interno dell’istituzione anche se in questi quattro secoli l’identità stessa dell’anziano ha subito numerose trasformazioni: si pensi alla spettanza di vita dell’individuo nel XVII° secolo rispetto a quella odierna.

La legge Regionale n° 1, del 12 febbraio 2003, prevede la trasformazione delle Istituzioni di Pubblica Assistenza e Beneficenza in Fondazione e/o in Aziende di servizi alla persona. Il Consiglio di amministrazione della Casa di Riposo, nella seduta del 3 luglio 2003 (N° 46) ha deliberato all’unanimità di procedere alla trasformazione dell’Ente in Fondazione e di stilare, quindi, un nuovo Statuto che risponda alle esigenze dell’istituzione esistente e faciliti eventuali rinnovamenti alla luce delle nuove realtà sociali emergenti.

La Fondazione “Cecilia CACCIA in DEL NEGRO”, alla luce delle realtà sociali che caratterizzano il XXI° secolo si prefigge di garantire:

  1. gestione di servizi socio-sanitari, sanitari e servizi sociali qualificati;
  2. tutela di soggetti con particolare riguardo a quelli anziani svantaggiati.

Ecco alcuni cenni relativi alla struttura:

  • Negli anni ’60 è stata costruita la nuova ala (Palazzo Viola) sottoposta poi ad intervento di adeguamento nel 1988 e nel 1991.
  • L’Amministrazione Comunale alla fine degli anni ’90 ha deciso di erigere una nuova ala e abbattere l’ala più recente dell’istituto (Palazzo Viola). L’Ala viola è stata per questo abbattuta nel luglio 2001, per avviare il progetto di costruzione del nuovo complesso.
  • Il Consiglio di Amministrazione (presidente il dott. Giuseppe Mosconi) ha portato a termine la realizzazione del progetto con l’inaugurazione dell’attuale struttura nel 2005.

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