Quali sono i motivi principali per cui un parente prende la difficile decisione di ricoverare il proprio caro presso una struttura come la nostra? Per descrivere meglio il fenomeno, mi rifaccio ad un interessante studio mirato condotto dalla Regione Friuli Venezia Giulia nel 2003 che, per la mia esperienza, ben definisce i termini generali del problema nonostante si riferisca a quella realtà.
Innanzitutto premetto che, visto l’andamento sociale degli ultimi decenni del nucleo familiare, era pressoché inevitabile che la famiglia da “allargata” si restringesse a quella odierna (padre, madre e figli), relegando a vita autonoma gli anziani “nonni” che invece, fino a qualche decennio prima, erano il motore ed il collante della stessa.
I motivi predominanti sono sostanzialmente due:

  • l’aumento progressivo degli anziani ultrasessantacinquenni ed in particolare degli ultraottantenni;
  • relativo aumento delle malattie cronico degenerative che sempre più affliggono le persone appartenenti a queste fasce d’età.

Il manifestarsi di tali malattie tipiche dell’anziano piano piano facilitano l’insorgenza di condizioni di disabilità e di non autosufficienza, portando ad una crescita non indifferente del fabbisogno di assistenza. Di fronte a questi cambiamenti le famiglie, che da sempre hanno rappresentato un punto saldo dell’assistenza degli anziani a domicilio, non sempre sono state in grado di gestire le nuove situazioni che si sono presentate ricorrendo così con maggior frequenza all’istituzionalizzazione.
Emerge sempre più chiaramente che la famiglia, da sola, non possa essere in grado di garantire in futuro l’apporto assistenziale consistente e continuo di cui l’anziano non autosufficiente necessita, trovandosi di conseguenza spesso nella condizione di dover per forza ricorrere alla soluzione istituzionale. La ricerca succitata elenca le maggiori cause di istituzionalizzazione per patologia:

  • Demenza (33%)
  • Esiti di ictus (16%)
  • Malattie dell’apparato locomotore (13%)
  • Malattie dell’apparato cardiovascolare (11%)
  • Disturbi mentali (8%)
  • Malattie dell’apparato respiratorio (5%)
  • Malattie metaboliche (3%)
  • Cause varie (11%)

La ricerca riporta inoltre i motivi per cui un familiare decide di ricoverare un congiunto in una RSA:

  • Complessità assistenziale (89%)
  • Abitazione non adeguata (32%)
  • Burnout del caregiver (stanchezza di chi assiste) (30%)
  • Attività lavorativa (19%)
  • Reddito insufficiente (2%)
  • Altro (17%)

Infine esplicita se la scelta dell’istituzionalizzazione è stata condivisa con la persona anziana:

  • La persona era d’accordo (40%)
  • La persona non era d’accordo (9%)
  • La persona non era in grado d’intendere (51%)

CONCLUSIONE
Le famiglie rappresentano una risorsa di fondamentale importanza per assicurare alle persone anziane con problemi di non autosufficienza il diritto di invecchiare al proprio domicilio. Tuttavia, sappiamo che le recenti tendenze demografiche hanno modificato i tratti della famiglia italiana portando ad una crisi del tradizionale modello di cura ed assistenza familiare.
La presenza di nuclei familiari sempre più ridotti e la sempre più frequente partecipazione della donna, tradizionalmente caregiver principale, al mercato del lavoro, hanno infatti modificato fortemente la capacità delle famiglie di prendersi cura dei propri anziani. Di seguito riporto stralci di testimonianze apparse in un interessante articolo de “La rivista del sociale” (rivista trimestrale edita dall’Istituto per gli Studi sui Servizi sociali di Roma) del 02/2007, scritto da Renzo Scortegagna: Un figlio, rivolgendosi alla sua madre allettata e gravemente dipendente dice: “Mamma fai la brava… mamma ho cominciato a dieci anni ad aiutarti… ne ho sessantacinque, dimmi quando vado in pensione!.” L’affetto o in qualche caso il senso del dovere non bastano a compensare o a ricompensare la fatica del lavoro di cura. Una figlia che assiste da sempre la madre ultranovantenne, risponde così all’intervistatrice che la interroga: “Sarà anche un arricchimento a livello morale, ma il vecchio demolisce, signora mia!” Sempre all’intervistatrice, una signora risponde: “…è un calvario, non so se è lunedì, se è sabato, se è domenica, non ho respiro, lì sempre, lì sempre, questa situazione ha creato tensione per tutti, cominciando da me…

a cura dell’Infermiera Roberta