Il dolore, quale esso sia, è ancora scarsamente trattato in Europa. Una recente inchiesta ha rivelato che il 20% circa della popolazione ne soffre in forma cronica, persistente e incurabile.
La situazione italiana è stata per molto tempo contraddistinta da uno scarso interesse da parte della medicina pratica al fenomeno “dolore”. Esso è sempre stato inteso come un sintomo di molte malattie, la cui soluzione era legata al superamento della malattia d’origine.
Tale atteggiamento negativo di sopportazione, di abnegazione, quale fosse un comportamento di fortezza interiore, è stato giustamente sostituito oggi, in seguito alle recenti conoscenze scientifiche, dal concetto fondamentale che il dolore non è parte integrante della patologia, ma è una vera patologia cronica a sé stante e che deve essere trattata come tale.
E’ stato un salto di qualità culturale che ha portato anche in Italia all’approvazione in Parlamento di una legge specifica sulla “terapia del dolore” (legge38/2010).
In molti casi di pazienti cronici le loro afflizioni vengono clinicamente misurate. Si pensi alle frequenti rilevazioni della glicemia nei diabetici o alla misurazione della pressione arteriosa negli ipertesi.
Ciò è divenuta pratica corrente nelle sale ospedaliere anche per i malati con dolore sia acuto che cronico, la cui evoluzione e le cui fasi di sviluppo devono essere accuratamente segnalate nella cartella clinica di ogni ricoverato, come pure è stato consigliato nelle nostre residenze sociosanitarie (case di riposo), ove spesso il dolore prevale e a cui si riferisce il testo di legge.
Dal punto di vista assistenziale sono sorti centri per la cura del dolore. Ciò ha consentito la prevenzione o il trattamento precoce delle frequenti ricadute tipiche della cronicità.
Deve estendersi sempre più diffusamente una rete organizzativa, in cui il paziente sappia poter trovare specialisti medici e operatori paramedici in grado di lenire le sofferenze in maniera efficace, dai luoghi di degenza ai domicili, attuando campagne di sensibilizzazione e di educazione, al fine di rendere pratico il detto dei primi medici dell’antichità: “primum sedare dolorem”.

a cura del Dott. Giuseppe Mosconi