Benchè sia ormai riconosciuto che la vecchiaia non vada etichettata necessariamente come una età “asessuata” o caratterizzata da “sessualità deviata”, nella realtà l’argomento risveglia in molti reazioni totalmente “negative” al riguardo. Già in un contesto di vita coniugale l’età avanzata, per gli schemi sociali predominanti, rappresenta un baluardo pressoché insormontabile ad una libera manifestazione della propria sessualità, sia pur intesa come una “opportunità espressiva” di un fondamentale bisogno, comunque legato a ciò che lo stato psico- fisico del soggetto in quel momento consente.
Normalmente gli stess i figli di persone anziane tendono a non riconoscere come essenziale l’opportunità per i propri genitori di soddis fare tale occorrenza, a volte “negandola” e a volte assimilandola ad una aberranza. La situazione è ancor più “tragica” per l’anziano istituzionalizzato, spesso privo del legittimo partner per vedovanza o sradicamento dall’ambiente familiare, reso necessario da motivi di ordine clinico.
In tale contesto emerge la pressoché assoluta impossibilità di manifestare la sessualità come valore simbolico di linguaggio non verbale della sfera affettiva. Al contrario l’inevitabile ricorso all’autoerotismo, al di là dello scarso appagamento e frustrazione che dete rmina nell’anziano, rafforza in genere l’atteggiamento “oppositivo” degli operatori della istituzionene i confronti dell’anziano stesso.
D’altra parte le RSA sono sempre più “planimetricamente” strutturate sulla falsariga di reparti ospedalieri (si pensi ad esempio alla “uniformità” degli arredame nti), il che rende giustizia alla efficie nza dell’assistenza, ma determina una “asetticità” anche ambientale che non facilita certo i rapporti interpersonali tra gli ospiti. Con la graduale ris trutturazione delle varie RSA è ormai un ricordo la vecchia “casa di riposo” caratterizzata da stanze singole in cui l’anziano poteva disporre almeno in parte dei propri arredamenti, ricreando così un ambiente ad esso “familiare ” e maggiormente rispettoso della propria “intimità”.

A cura del dott. Perico