La vecchiaia è considerata l’età del disadattamento. La crisi del pensionamento è una realtà da non sottovalutare, la diminuzione del ruolo progredisce se consideriamo che per l’anziano non è possibile assumere ruoli significativi nella società, si sente isolato da essa stessa, avverte che nessuno ha bisogno di lui. Il cambio di abitazione, la perdita del coniuge, il pensionamento, la mancanza di occupazione compensativa, il ricovero in istituto, sono tante situazioni che cambiano psicologicamente le persone, creando scompenso tra l’adattamento e la realtà dell’anziano, provocando in lui reazioni come l’isolamento.
La nostra società tende ad esaltare il culto della giovinezza, della bellezza, dell’ efficienza e della produttività, facendo sentire inutili le persone che si ritirano dal lavoro e dalla vita affettiva. Si pensa che l’anziano abbia desiderio di distaccarsi dalla vita attiva: questa convinzione deriva, forse, dall’osservazione che in genere gli anziani hanno poche relazioni sociali extra familiari e quindi i loro rapporti interpersonali si mantengono all’interno del nucleo familiare. Se l’anziano mostra aspirazioni simili a quelle delle fasce d’età più giovani, è scoraggiato ed in alcuni casi deriso per il suo mostrarsi arzillo e ridicolo.
Quindi spesso gli anziani che tendono all’isolamento non lo fanno per libera scelta ma perché intrattenere rapporti amichevoli con persone nuove, specie se giovani, è obiettivamente difficile. La maggior riservatezza ed il costume di concedersi poco agli altri è più una forma di difesa che non una scelta, un modo per conservare la propria autostima, per sentirsi più sicuri di sé, anche se tutto questo avviene a volte attraverso l’assunzione di atteggiamenti scettici e diffidenti, poco propensi ad avvicinare gli altri e ad essere avvicinati, a partecipare alle attività ludiche e fisioterapiche. L’emarginazione degli anziani avviene anche per l’eccessiva attenzione prestata per difendere persone perfettamente autosufficienti da inesistenti o esagerati pericoli naturali o sociali, può rispecchiare una grave forma di pregiudizio, preconcetto che può portare alla depressione. Concludendo, diciamo che la capacità di controllo sulla propria vita può solo arricchire l’anziano, generando un forte senso di autostima. La

Fisioterapista Letizia